Il
Cielo è interamente yang e la Terra interamente
yin, il
che vuol dire che l’Essenza è atto puro e la Sostanza potenza pura; ma soltanto essi lo sono così allo stato
puro, in quanto sono i due poli della manifestazione universale; in tutte le cose manifestate lo yang non è
mai senza lo yin né lo yin senza lo yang, poiché la loro
natura partecipa sia del Cielo che della Terra. Se
consideriamo specificamente lo yang e lo yin sotto il
loro aspetto di elementi maschile e femminile, potremo
dire che, in virtù di questa partecipazione, ogni essere
in un certo senso e in una certa misura è «androgino», e
che lo è in modo tanto più completo quanto più sono
equilibrati in lui i due elementi; perciò il carattere
maschile o femminile di un essere individuale si può
considerare come il risultato della predominanza
dell’uno o dell’altro. Lo yang e lo yin, considerati
separatamente l’uno dall’altro, hanno come simboli
lineari quelle che vengono chiamate le «due
determinazioni» (eul-i), cioè il tratto intero e il
tratto spezzato, che sono gli elementi dei trigrammi e
degli esagrammi dello Yi-king.
René Guénon: La Grande Triade Adelphi Edizioni, Milano 2009, 207 pagg.,
(in distribuzione) - €
13,30
- ISBN 9788845904189
dalla "Premessa dell’autore"
Molti certamente capiranno, dal solo titolo di questo
studio, che esso si riferisce soprattutto al simbolismo
della tradizione estremo-orientale, perché è abbastanza
comunemente noto il ruolo che in quest’ultima svolge il
ternario costituito dai termini «Cielo, Terra, Uomo» (Tien-ti-jen);
questo ternario si è soliti designarlo più
particolarmente con il nome di «Triade», anche se
non sempre se ne afferrano con esattezza il senso e la
portata, che nella presente opera ci proponiamo appunto
di spiegare, segnalando altresì le corrispondenze
riscontrabili a questo proposito in altre forme
tradizionali; a ciò abbiamo già dedicato un capitolo di
un altro studio, ma l’argomento merita di essere
trattato con maggiore ampiezza. È anche noto che in Cina
esiste una «società segreta», così almeno si
suole chiamarla, alla quale in Occidente è stato dato
questo nome stesso di «Triade»; e poiché non è
nostra intenzione trattarne in modo specifico, sarà
opportuno dire subito qualche parola al riguardo, così
da non dovervi poi tornare sopra nel corso della nostra
esposizione. Il vero nome di questa organizzazione è
Tien-ti-houei, che potremmo tradurre con «Società
del Cielo e della Terra», fatta ogni debita riserva
sull’uso del termine «società» per i motivi da
noi addotti in altra sede, dato che, pur appartenendo a
un ordine relativamente esterno, essa è comunque
lontanissima dal presentare tutti i caratteri specifici
che inevitabilmente richiama questa parola nel mondo
occidentale moderno.
[...]
Si
noterà
come
in
tale
denominazione
figurino
soltanto
i
primi
due
termini
della
Triade
tradizionale:
questo
perché,
in
realtà,
è
l’organizzazione
stessa
(houei),
con
i
suoi
membri
presi
sia
collettivamente
che
individualmente,
a
fare
da
terzo
termine,
come
si
capirà
meglio
da
alcune
considerazioni
che
dovremo
svolgere.
Spesso
si
dice
che
questa
organizzazione
è
anche
conosciuta
con
parecchie
altre
denominazioni
e
che
tra
queste
ve
ne
sono
alcune
in
cui
è
menzionata
espressamente
l’idea
del
ternario;
ma,
a
dire
il
vero,
in
ciò
vi è
un’inesattezza:
propriamente,
queste
denominazioni
si
applicano
soltanto
a
rami
particolari
o a
«emanazioni»
temporanee
di
tale
organizzazione,
che
appaiono
in
questo
o in
quel
momento
storico
per
poi
scomparire
quando
abbiano
portato
a
termine
il
compito
specifico
cui
erano
destinati.
Altrove
abbiamo
già
indicato
quale
sia
la
vera
natura
di
tutte
le
organizzazioni
di
questo
genere:
dobbiamo
sempre
considerarle,
in
ultima
analisi,
come
emanazioni
della
gerarchia
taoista,
che
le
ha
suscitate
e le
dirige
invisibilmente,
ai
fini
di
una
azione
più
o
meno
esterna
in
cui
essa
non
può
intervenire
direttamente
in
virtù
del
principio
del
«non
agire»
(wou-wei),
in
base
al
quale
la
sua
funzione
è
essenzialmente
quella
del
«motore
immobile»,
del
centro
che
governa
il
movimento
di
tutte
le
cose
senza
parteciparvi.
Questo,
naturalmente,
la
maggioranza
dei
sinologi
lo
ignora,
perché
i
loro
studi,
dato
il
punto
di
vista
speciale
dal
quale
partono,
non
possono
certo
renderli
edotti
del
fatto
che
in
Estremo
Oriente
tutto
ciò
che,
in
un
qualunque
grado,
appartiene
a un
ordine
esoterico
o
iniziatico
rientra
necessariamente
nel
Taoismo;
ma è
comunque
abbastanza
strano
che
anche
coloro
i
quali
hanno
individuato
nelle
«società
segrete»
un
qualche
influsso
taoista
non
siano
stati
in
grado
di
andare
più
in
là e
non
ne
abbiano
tratto
alcuna
conseguenza
importante.
Costoro,
riscontrando
in
pari
tempo
la
presenza
di
altri
elementi,
e in
particolare
di
elementi
buddistici,
si
sono
affrettati
a
pronunciare
la
parola
«sincretismo»,
senza
accorgersi
che
essa
designa
qualcosa
di
assolutamente
contrario,
da
un
lato,
allo
spirito
eminentemente
«sintetico»
della
razza
cinese
e,
dall’altro,
allo
spirito
iniziatico
da
cui
evidentemente
procedono
le
organizzazioni
di
cui
stiamo
parlando,
anche
se,
sotto
questo
profilo,
si
tratta
soltanto
di
forme
abbastanza
lontane
dal
centro.
Certo
non
vogliamo
dire
che
tutti
i
membri
di
queste
organizzazioni
relativamente
esterne
debbano
essere
coscienti
dell’unità
fondamentale
di
tutte
le
tradizioni;
ma
coloro
che
stanno
dietro
a
esse
e le
ispirano,
nella
loro
qualità
di «uomini
veri»
(tchenn-jen),
questa
coscienza
la
possiedono
necessariamente,
e
ciò
consente
loro
di
introdurvi,
quando
le
circostanze
lo
rendano
opportuno
o
conveniente,
elementi
formali
propri
a
tradizioni
diverse.
A
questo
proposito,
dobbiamo
insistere
un
poco
sull’utilizzazione
di
elementi
di
provenienza
buddistica,
non
tanto
perché
sono
indubbiamente
i
più
numerosi
(e
ciò
si
spiega
facilmente
data
la
grande
diffusione
del
Buddismo
in
Cina
e in
tutto
l’Estremo
Oriente),
quanto
invece
perché
tale
utilizzazione
ha
una
ragione
più
profonda
che
la
rende
particolarmente
interessante
e
senza
la
quale,
in
verità,
forse
non
sarebbe
avvenuta
una
simile
diffusione
del
Buddismo.
Non
sarebbe
difficile
trovare
molteplici
esempi
di
tale
utilizzazione,
ma,
accanto
a
quelli
che
di
per
sé
hanno
solo
un’importanza,
diremmo,
secondaria
e
che
valgono
appunto
soprattutto
per
la
loro
quantità,
per
attirare
e
trattenere
l’attenzione
dell’osservatore
esterno,
e
per
sviarla
in
questo
modo
dalle
cose
che
hanno
un
carattere
più
essenziale,
ce
n’è
almeno
uno,
chiarissimo,
che
non
verte
su
semplici
dettagli:
è
l’uso
del
simbolo
del
«Loto
bianco»
nella
denominazione
dell’altra
organizzazione
estremo-orientale
che
si
situa
sullo
stesso
piano
della
Tien-ti-houei.
In
effetti
Pe-lien-che
o
Pe-lien-tsong,
nome
di
una
scuola
buddistica,
e
Pe-lien-kiao
o
Pe-lien-houei,
nome
dell’organizzazione
di
cui
stiamo
parlando,
designano
due
cose
completamente
diverse;
ma,
nell’adozione
di
tale
nome
da
parte
di
questa
organizzazione
emanata
dal
Taoismo,
c’è
una
specie
di
equivoco
intenzionale,
come
in
certi
riti
dall’aspetto
buddistico
o
anche
nelle
«leggende»
in
cui
quasi
costantemente
hanno
una
parte
più
o
meno
importante
dei
monaci
buddisti.
Da
un
esempio
come
questo
risulta
abbastanza
chiaro
come
il
Buddismo
possa
servire
da «copertura»
al
Taoismo,
e
come
in
tale
modo
esso
abbia
potuto
evitare
a
quest’ultimo
di
esteriorizzarsi
più
di
quanto
non
sarebbe
stato
lecito
a
una
dottrina
che,
per
definizione,
deve
sempre
essere
riservata
a
una
ristretta
élite.
Per
questo
al
Taoismo
è
capitato
di
favorire
la
diffusione
del
Buddismo
in
Cina,
senza
che
sia
il
caso
di
invocare
affinità
originarie,
che
esistono
solo
nella
fantasia
di
alcuni
orientalisti;
e,
del
resto,
ha
potuto
farlo
tanto
meglio
in
quanto,
dopo
che
le
due
parti
esoterica
ed
essoterica
della
tradizione
estremo-orientale
erano
state
costituite
in
due
rami
dottrinari
così
profondamente
distinti
come
lo
sono
il
Taoismo
e il
Confucianesimo,
era
facile
trovar
posto
fra
l’uno
e
l’altro
a
qualcosa
che
rientrasse
in
un
ordine
per
così
dire
intermedio.
È il
caso
di
aggiungere
che,
proprio
per
questo,
il
Buddismo
cinese
è
stato
a
sua
volta
influenzato
in
misura
non
trascurabile
dal
Taoismo,
come
mostra
l’adozione
di
certi
metodi
di
ispirazione
palesemente
taoistica
da
parte
di
alcune
sue
scuole,
in
particolare
quella
Tchan,
e
anche
l’assimilazione
di
certi
simboli
di
provenienza
non
meno
essenzialmente
taoistica,
come
per
esempio
quello
di
Kouan-yin;
ed è
quasi
superfluo
far
notare
come
in
questo
modo
esso
diventasse
molto
più
idoneo
ancora
a
svolgere
il
ruolo
che
abbiamo
appena
indicato.
Vi
sono
anche
altri
elementi
di
cui
i
più
decisi
fautori
della
teoria
dei
«prestiti»
non
potrebbero
certo
pensare
a
spiegare
la
presenza
con
il «sincretismo»,
ma
che,
data
la
mancanza
di
qualsiasi
conoscenza
iniziatica
in
chi
ha
voluto
studiare
le «società
segrete»
cinesi,
sono
rimasti
per
loro
quasi
un
enigma
insolubile:
alludiamo
a
quegli
elementi
attraverso
i
quali
si
instaurano
somiglianze
talora
sorprendenti
fra
queste
organizzazioni
e
quelle
analoghe
che
appartengono
ad
altre
forme
tradizionali.
Taluni
sono
arrivati
a
ipotizzare
a
questo
proposito,
in
particolare,
un’origine
comune
della
«Triade»
e
della
Massoneria,
senza
peraltro
poter
sostenere
l’ipotesi
con
ragioni
sufficientemente
solide,
e la
cosa
non
ha
sicuramente
nulla
di
cui
ci
si
debba
stupire;
eppure
non
è
un’idea
da
respingere
in
modo
assoluto,
a
patto
però
di
intenderla
in
un
senso
completamente
diverso
dal
loro,
a
patto
cioè
di
riferirla
non
tanto
a
una
più
o
meno
remota
origine
storica,
ma
solo
all’identità
dei
principi
che
presiedono
a
qualsiasi
iniziazione,
orientale
o
occidentale
che
sia;
per
averne
la
vera
spiegazione,
si
dovrebbe
risalire
molto
più
indietro
della
storia,
fino
alla
stessa
Tradizione
primordiale.
Riguardo
a
certe
somiglianze
che
sembrano
vertere
su
punti
più
specifici,
diremo
soltanto
che
cose
come
l’uso
del
simbolismo
dei
numeri,
per
esempio,
o
anche
quello
del
simbolismo
«costruttivo»,
non
sono
in
alcun
modo
esclusive
di
questa
o
quella
forma
iniziatica,
ma
rientrano
invece
nel
novero
di
quelle
che
si
ritrovano
dovunque
con
semplici
differenze
di
adattamento,
perché
si
riferiscono
a
scienze
o
arti
che
esistono
in
tutte
le
tradizioni,
e
con
lo
stesso
carattere
«sacro»;
dunque
esse
appartengono
realmente
all’ambito
dell’iniziazione
in
generale
e,
di
conseguenza,
per
quanto
riguarda
l’Estremo
Oriente,
esse
appartengono
in
proprio
all’ambito
del
Taoismo:
se
gli
elementi
avventizi,
buddistici
o
altro,
sono
piuttosto
una
«maschera»,
questi,
invece,
fanno
davvero
parte
dell’essenziale.
Quando
parliamo
del
Taoismo
e
diciamo
che
questa
o
quell’altra
cosa
dipende
da
esso
(ed
è il
caso
della
maggior
parte
delle
considerazioni
che
dovremo
esporre
nel
presente
studio),
ci
resta
ancora
da
precisare
che
tutto
ciò
va
inteso
in
riferimento
allo
stato
attuale
della
tradizione
estremo-orientale,
perché
menti
troppo
inclini
a
vedere
tutto
«storicamente»
potrebbero
essere
tentate
di
concludere
che
si
tratti
di
concezioni
non
riscontrabili
anteriormente
alla
formazione
di
quello
che
propriamente
si
chiama
Taoismo,
mentre
è
vero
esattamente
l’opposto,
dato
che
esse
sono
costantemente
presenti
in
tutti
i
documenti
a
noi
noti
della
tradizione
cinese
a
partire
dall’epoca
più
remota
cui
sia
possibile
risalire,
e
cioè
a
partire
dall’epoca
di
Fo-hi.
Il
fatto
è
che
in
realtà
il
Taoismo
non
ha
assolutamente
«innovato»
nell’ambito
esoterico
e
iniziatico,
come
non
ha
innovato
il
Confucianesimo
nell’ambito
essoterico
e
sociale;
sia
l’uno
che
l’altro,
ciascuno
nel
proprio
ordine,
sono
soltanto
«riadattamenti»
resi
necessari
da
condizioni
in
seguito
alle
quali
la
tradizione,
nella
sua
forma
originaria,
non
era
più
compresa
in
modo
integrale.
Dopodiché,
una
parte
della
tradizione
anteriore
rientrava
nel
Taoismo
e
una
parte
nel
Confucianesimo,
e
questo
stato
di
cose
si è
conservato
fino
ai
nostri
giorni;
riferire
certe
concezioni
al
Taoismo
e
certe
altre
al
Confucianesimo
non
significa
assolutamente
attribuirle
a
qualcosa
di
più
o
meno
paragonabile
a
quelli
che
gli
Occidentali
chiamerebbero
dei
«sistemi»,
e in
fondo
non
vuol
dire
altro
se
non
che
esse
appartengono
rispettivamente
alla
parte
esoterica
e
alla
parte
essoterica
della
tradizione
estremo-orientale.
INDICE GENERALE:
Premessa. I - Ternario e Trinità. II - Generi diversi di
ternari. III - Cielo e Terra. IV - Yin e Yang. V - La
doppia spirale. VI - Solve e coagula. VII - Problemi di
orientazione. VIII - Numeri celesti e numeri terrestri. IX - Il Figlio del Cielo e della Terra.
X - L'uomo e i tre mondi. XI - Spiritus, Anima, Corpus. XII
- Lo Zolfo, il Mercurio e il Sale. XIII - L'essere e
l'ambiente. XIV - Il mediatore. XV - Tra la squadra e il
compasso. XVI -
Il Ming-tang. XVII - Il Wang o Re-Pontefice. XVIII -
L'uomo vero e l'uomo trascendente. XIX - Deus, Homo,
Natura. XX - Moderne deformazioni filosofiche. XXI -
Provvidenza, Volontà, Destino. XXII - Il triplice tempo. XXIII
- La ruota cosmica. XXIV - Il Triratna. XXV - La Città
dei Salici. XXVI - La Via del Mezzo.