Spesse volte
abbiamo spiegato che, in una civiltà integralmente
tradizionale, qualsiasi attività umana possiede un
carattere che si può dire sacro, in quanto, per
definizione, la tradizione non lascia niente fuori dal
proprio dominio; le sue applicazioni si estendono a
tutte le cose senza eccezione, di modo che nessuna può
essere considerata indifferente ed insignificante dei
suoi confronti, e la partecipazione dell’uomo alla
tradizione, qualunque cosa egli faccia, è costantemente
assicurata dai suoi stessi atti. Il fatto che a un certo
momento alcune cose sfuggano al punto di vista
tradizionale, o vengano considerate come profane, che è
poi la stessa cosa, è un segno evidente del prodursi di
un processo di degenerazione, il quale si accompagna ad
un affievolirsi e come ad uno sminuirsi della
tradizione; e una decadenza del genere, nella storia
dell’umanità, è naturalmente legato al procedere della
marcia discendente del ciclo (Il sacro e il profano)
René Guénon: Iniziazione e realizzazione spirituale Luni Editrice, 240 pagg.,
(in distribuzione) - €
19,95 - ISBN 9788879844079
da Contro la Volgarizzazione (cap. I)
La stupidità che si
riscontra oggi in tanti uomini, e diremmo anzi nella
maggior parte di essi, via via che si generalizza e si
accentua la decadenza intellettuale propria dell'ultimo
periodo del ciclo, è forse una delle cose che troviamo
più difficilmente sopportabili. A questa bisogna
aggiungere l'ignoranza, o meglio un certo tipo di
ignoranza strettamente legata ad essa, quella che,
nell'assoluta incoscienza di essere tale, si permette
affermazioni tanto più audaci quanto meno sa e
concepisce, e che, appunto per ciò, rappresenta un male
irrimediabile per chi la manifesta
[1].
Potremmo unire stupidità e ignoranza sotto il nome di
incomprensione; ma il sopportare quest'incomprensione
non significa che si debba giungere a concessioni di
qualsiasi genere o rinunciare a rettificare gli errori a
cui essa dà luogo: faremo anzi il possibile per evitare
che si diffondano, il che è spesso uno spiacevole
compito, soprattutto quando, di fronte all'ostinazione
di certuni, si devono ripetere cose che dovrebbe essere
sufficiente dire una volta per tutte. Tale ostinazione
non è d'altronde sempre esente da malafede; e la
malafede implica una ristrettezza di vedute che è
conseguenza diretta di un'incomprensione più o meno
completa; talché, incomprensione e malafede, come
stupidità e cattiveria, si mescolano in modo tale da
rendere assai difficile la determinazione delle proprie
proporzioni rispettive.
Parlando di
concessioni
fatte
all'incomprensione,
pensiamo
soprattutto
alla
volgarizzazione
in tutte le
sue forme;
voler
"mettere
alla portata
di tutti"
verità di un
certo
ordine, o
ciò che si
considera
verità,
laddove la
maggioranza
di coloro
che sono
destinati a
ricevere
tutto ciò è
composta
necessariamente
di stupidi e
di
ignoranti, è
forse
qualcosa di
diverso?
D'altra
parte, la
volgarizzazione
deriva da
una
preoccupazione
eminentemente
profana, e,
come ogni
genere di
propaganda,
presuppone
in chi la
esercita un
certo grado
d'incomprensione,
relativamente
inferiore,
certo, a
quella del
"grosso
pubblico"
cui si
indirizza,
ma tanto
maggiore
quanto più
ciò che si
vuole
esporre
supera il
livello
mentale di
quest'ultimo.
Ne deriva
che gli
inconvenienti
della
volgarizzazione
sono più
limitati
quando ciò
che viene
diffuso è
d'ordine
profano,
come nel
caso delle
concezioni
filosofiche
e
scientifiche
moderne, le
quali, pur
nella parte
di verità
che possono
eventualmente
contenere,
non hanno
certamente
nulla di
profondo o
di
trascendente.
Questo è
d'altronde
il caso più
frequente,
vuoi perché
riguarda gli
argomenti
che
maggiormente
interessano
il "grosso
pubblico",
dato il
genere di
educazione
ricevuta,
vuoi perché
più
facilmente
gli dà la
gradevole
illusione di
un "sapere"
acquistato a
basso
prezzo; il
volgarizzatore
deforma
sempre le
cose, sia
cercando di
semplificarle,
sia
affermando
perentoriamente
ciò che per
gli stessi
scienziati
non è che
una semplice
ipotesi; ma
assumendo un
atteggiamento
del genere,
non ottiene
altro
risultato
che di
utilizzare i
sistemi
propri di
quell'insegnamento
rudimentale
che si è
venuto a
imporre nel
mondo
moderno, il
quale, in
fondo, non è
che pura
volgarizzazione,
e diremmo
anche della
peggiore
specie, se
si considera
che è in
grado di
dare a chi
lo riceve
un'impronta
"scientista"
di cui ben
pochi sono
in seguito
capaci di
disfarsi,
impronta
vieppiù
mantenuta e
rinforzata
dal lavoro
dei
volgarizzatori
veri e
propri, che
vedono
perciò
attenuata in
una certa
misura la
loro
responsabilità.
Vi è un
altro genere
di
volgarizzazione
il quale,
anche se
raggiunge un
pubblico più
ristretto,
ci sembra
presentare
pericoli ben
più gravi,
se non altro
per le
confusioni
che rischia
di provocare
volontariamente
o
involontariamente,
e che mira a
cose le
quali, per
la loro
stessa
natura,
dovrebbero
essere
maggiormente
al riparo da
simili
tentativi:
vogliamo
riferirci
alle
dottrine
tradizionali
e in special
modo alle
dottrine
orientali.
Per la
verità, gli
occultisti e
i teosofisti
avevano già
intrapreso
qualcosa del
genere, col
solo
risultato di
produrre
grossolane
contraffazioni;
invece, ciò
a cui ci
riferiamo
ora riveste
apparenze
più serie,
diremmo
volentieri
più
"rispettabili",
tali da
imporsi a
molta gente
che non
sarebbe
stata
sedotta da
deformazioni
troppo
visibilmente
caricaturali.
Bisogna
d'altronde
fare una
distinzione
fra i
volgarizzatori
se ci si
riferisce
alle loro
intenzioni
piuttosto
che ai
risultati
cui
arrivano;
tutti,
naturalmente,
vogliono in
egual modo
diffondere
il più
possibile le
idee che
espongono,
ma a ciò
possono
essere
spinti da
motivi ben
diversi. Da
una parte vi
sono
propagandisti
della cui
sincerità
non si può
dubitare, ma
il cui
atteggiamento
prova la
scarsa
penetrazione
della loro
comprensione
dottrinale;
inoltre,
anche entro
i limiti
della loro
comprensione,
le necessità
della
propaganda
li conducono
forzatamente
ad adattarsi
sempre alla
mentalità di
coloro a cui
si
rivolgono,
il che,
soprattutto
se si tratta
di un
pubblico
occidentale
"medio", non
può che
andare a
detrimento
della
verità; e la
cosa più
curiosa è
che questo
modo di fare
è per essi
così
spontaneo
che sarebbe
veramente
ingiusto
accusarli di
alterare
volontariamente
questa
verità. Ce
ne sono
altri invece
che, in
fondo, si
interessano
solo
superficialmente
alle
dottrine, ma
che,
constatato
il successo
di queste
cose in un
ambiente
abbastanza
esteso,
credono
opportuno
approfittare
di tale
"moda"
facendone
una vera e
propria
impresa
commerciale;
costoro sono
d'altronde
molto più
"eclettici"
dei primi, e
diffondono
indifferentemente
tutto ciò
che sembra
loro tale da
soddisfare i
gusti di una
certa
"clientela",
che
rappresenta
evidentemente
la loro
principale
preoccupazione
anche quando
ritengono di
dover
ostentare
qualche
pretesa alla
"spiritualità".
Non è
evidentemente
nostra
intenzione
fare dei
nomi, ma
pensiamo che
molti nostri
lettori
potranno
trovare
facilmente
da soli
esempi
dell'uno e
dell'altro
tipo; per
non parlare
poi dei
semplici
ciarlatani,
come se ne
incontrano
soprattutto
fra gli
pseudo-esoteristi,
i quali
ingannano
scientemente
chi dà loro
ascolto,
presentando
le proprie
invenzioni
sotto
l'etichetta
di dottrine
di cui
ignorano
praticamente
tutto, e
contribuendo
quindi ad
aumentare la
confusione
nella mente
di questo
disgraziato
pubblico.
Ma in tutto
ciò il fatto
più
increscioso,
a parte le
idee false o
semplicistiche
che in
questo modo
vengono
diffuse
sulle
dottrine
tradizionali,
è che molta
gente è del
tutto
incapace a
distinguere
fra l'opera
dei
volgarizzatori
di bassa
lega, e un
lavoro fatto
invece senza
alcuna
preoccupazione
di piacere
al pubblico
e di
mettersi
alla sua
portata;
questa gente
pone tutto
sullo stesso
piano, a
tutto
attribuendo
le stesse
intenzioni,
ivi compreso
ciò che in
realtà ne è
più
distante. In
questo caso
si ha a che
fare con la
stupidità
pura e
semplice, ma
talvolta
anche con la
malafede, o
probabilmente
con una
mescolanza
delle due;
infatti, per
fare un
esempio che
ci riguarda
direttamente,
dopo aver
spiegato in
modo chiaro,
ogni volta
che se ne
presentava
l'occasione,
per quali e
quante
ragioni
siamo
risolutamente
contrari a
qualsiasi
propaganda
come a
qualsiasi
volgarizzazione,
e dopo aver
protestato a
più riprese
contro le
asserzioni
di coloro
che
nonostante
ciò
continuavano
ad
attribuirci
propositi di
propaganda,
quando
vediamo
queste
stesse
persone o
altre che
gli
somigliano
ripetere
indefinitamente
la stessa
calunnia,
com'è
possibile
ammettere
che esse
siano
realmente in
buona fede?
Se almeno,
anche in
mancanza di
qualsiasi
comprensione,
essi
avessero un
benché
minimo senso
logico,
chiederemmo
loro di
dirci quale
interesse
potremmo mai
avere nel
cercar di
convincere
chicchessia
della verità
di tale o
tal altra
idea, e
siamo ben
certi che
essi non
potrebbero
assolutamente
trovare, a
questa
domanda, una
risposta sia
pur appena
plausibile.
In effetti,
fra i
propagandisti
e i
volgarizzatori,
gli uni sono
tali a causa
di una
sentimentalità
fuori luogo,
e gli altri
perché vi
trovano un
tornaconto
materiale;
ora è più
che
evidente,
per il modo
stesso con
cui noi
esponiamo le
dottrine,
che nessuno
di questi
due motivi
può esserci
attribuito
anche in
minima
parte, ed
anche a
voler
supporre che
ci fosse mai
balenato il
proposito di
fare una
qualsivoglia
propaganda,
avremmo
allora
necessariamente
adottato un
atteggiamento
del tutto
opposto a
quello di
rigorosa
intransigenza
dottrinale
che abbiamo
costantemente
tenuto. Non
vogliamo
insistere
oltre, ma
avendo
constatato
da qualche
tempo e da
diverse
parti una
strana
recrudescenza
di attacchi
tra i più
ingiusti ed
ingiustificati,
ci è parso
necessario,
a rischio di
attirarci il
rimprovero
di ripeterci
troppo
spesso, dì
rimettere
una volta di
più le cose
al loro
posto.
Note
[1]
Nella
tradizione
islamica, la
sopportazione
della
stupidità e
dell'ignoranza
umana è il
fondamento
della
haqîqatuz-zakâh,
la "verità"
dell'elemosina,
cioè il suo
aspetto
interiore e
più reale (haqîqah
è opposto in
questo senso
a
muzâherah,
che è
soltanto la
manifestazione
esteriore o
il
compimento
del precetto
preso in
senso
letterale);
questo fa
naturalmente
parte della
"pazienza" (es-sabr),
come virtù
cui si
annette
un'importanza
del tutto
particolare,
tant'è vero
ch'essa è
menzionata
settantadue
volte nel
Corano.
INDICE GENERALE:
Introduzione - I. Contro la volgarizzazione - II.
Metafisica e dialettica - III. La malattia dell’angoscia
- IV. La consuetudine contro la tradizione - V. A
proposito del ricollegamento iniziatico - VI. Influenza
spirituale ed eggregori - VII. Necessità dell’exoterismo
tradizionale - VIII. Salvezza e liberazione – IX. Punto
di vista rituale e punto di vista morale - X. Sulla
“glorificazione del lavoro” - XI. Il sacro e il profano
- XII. A proposito di conversioni - XIII. Cerimonialismo
ed estetismo - XIV. Nuove confusioni - XV. Sul preteso
“orgoglio intellettuale” - XVI. Contemplazione diretta e
contemplazione per riflesso - XVII. Dottrina e metodo -
XVIII. Le tre vie e le forme iniziatiche - XIX. Ascesi e
ascetismo - XX. Guru ed upaguru – XXI.
Veri e falsi istruttori spirituali - XXII. Saggezza
innata e saggezza acquisita - XXIII. Lavoro iniziatico
collettivo e “presenza spirituale” - XXIV. Sulla
funzione del guru - XXV. Sui gradi iniziatici - XXVI.
Contro il quietismo - XXVII. Follia apparente e saggezza
nascosta - XXVIII. Il travestimento “popolare” - XXIX.
La congiunzione degli estremi - XXX. Spirito nel corpo o
corpo nello spirito? - XXXI. Le due notti - XXXII.
Realizzazione ascendente e realizzazione discendente -
Appendici.