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Edizioni Orientamento-Al Qibla per la conoscenza dell’Islam e del Sufismo-Tasawwuf, e della Tradizione Sacra

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 per la conoscenza dell’Islam e del Tasawwuf, e della Tradizione Sacra
in generale,
letta alla luce della Grazia muhammadiana

 

An-Nawawî, Yahyâ ben Sharaf: I Giardini dei Devoti - dalla Parola del Principe degli Inviati

Nei due Sahîh di Al-Bukhârî e di Muslim si tramanda da Anas: L’invocazione che il Profeta ripeteva più frequentemente era: ‘Allahumma concedici nel basso mondo Cosa bellissima, e nell’Oltre Cosa bellissima, e preservaci dal castigo del Fuoco.’ (II, 201)

An-Nawawî, Yahyâ ibn Sharaf: Il Libro delle espressioni del Ricordo di Allah, dalla parola del Principe degli Inviati
Edizione in
copertina rigida e segnalibro, con testo arabo a fronte, titolo arabo "Kitâbu l-Adhkâr".
Ed. ‘Orientamento / Al-Qibla’, Campegine (RE), Aprile 2022, pagg. 808, euro 29,00 - ISBN 9788889795279
Ordinazione Libro
        
Dalla Prefazione dell'Editore
 

La redazione del testo chiamato popolarmente e per brevità (anche dal suo stesso autore) Kitâbu l-adhkâr (‘Libro delle espressioni del Ricordo di Allah’), ma il cui vero titolo è Hilyatu l-abrâr wa shi‘âru l-akhyâr fî talkhîsi d-da‘awât wa l-adhkâri l-mustahabba fî l-layli wa n-nahâr (‘L’ornamento dei pii e l’emblema dei buoni nel breviario delle Invocazioni e delle espressioni del Ricordo di Dio raccomandate di notte e di giorno’), fu iniziata da Muhiyyu d-Dîn Abû Zakariyâ Yahyâ ibn Sharaf An-Nawawî, allora trentaseienne, Giovedì 24 Ramadan dell’anno 666 dall’Egira (corrispondente al 7 Giugno 1268), e terminò pochi mesi dopo, nel mese di Muharram 667 (fine Settembre / inizio Ottobre 1268). Siamo dunque circa tre anni e mezzo prima dei ‘Giardini dei devoti’ (in arabo Riyâdu s-sâlihîn, finito di comporre il 4 Ramadan 670, o 4 Aprile 1272), testo con il quale il Kitâbu l-adhkâr ha un’evidente relazione (...). I due libri possono essere visti l’uno completare l’altro, sino a consistere in un unicum dottrinale, di modo che Najmu d-dîn Al-Gaytî può dire:
 

“Tienti saldamente ai dati tradizionali riportati da An-Nawawî, e su di essi basati;
e lascia pascolar liberamente gli occhi della meditazione nel giardino della vera Ricchezza!
Sii costante nel frequentare la ‘zona riservata’ rappresentata dai suoi Adhkâr e dai suoi Riyâd,
e attesta una sua Via dallo splendido significato.”
 

(...) Quanto al contenuto del Kitâbu l-adhkâr, noteremo per prima cosa che esso si pone all’interno di un ‘filone’ convenzionalmente riferito alle ‘opere della notte e del giorno’, libri nei quali vengono date indicazioni operative a riguardo delle Invocazioni e delle espressioni del Ricordo di Allah da pronunciare in tutte le occasioni della ‘vita tradizionale’ dei credenti, i quali, come dice An-Nawawî nella sua Introduzione al presente testo, “si impegnano nell’obbedire ad Allah, e sono assidui nel ricordarLo alla sera e al mattino, al mutare degli stati, e in ogni momento della notte e del giorno, di modo che i loro cuori vengono illuminati dagli splendori delle Luci.”

Più in particolare, il riferimento al ciclo giornaliero comprensivo dell’alternarsi della notte e del giorno, tipico di questo genere di opere, allude ad una diversità di situazioni (anche opposte in modo complementare, come quando si stanno compiendo dei riti nel senso proprio della parola e quando si è invece affaccendati nella vita comune, o quando si è in difficoltà e quando viceversa si è felici ecc.), situazioni in cui il credente si viene a trovare nello scorrere dell’esistenza, un’esistenza che se è in effetti ‘condizionata’ e peritura, è non di meno consapevolmente sottoposta all’Ordine divino (espresso in cicli temporali perfettamente cadenzati), e dunque non è affatto ‘profana’.

Questo cosciente conformarsi all’Ordine di Dio ha luogo anche a mezzo dell’Invocazione (du‘â) e del Ricordo di Allah (dhikr), che sono l’oggetto del Kitâbu l-adhkâr, libro che risulta per ciò stesso eminentemente e direttamente ‘operativo’, e viene così a differenziarsi dai Riyâdu s-sâlihîn, cui scopo è la pura conoscenza riassuntiva dei principali insegnamenti dell’Inviato di Allah.

I termini du‘â e dhikr indicano due tipi differenti di espressioni rituali: l’Invocazione di richiesta e il Ricordo di Allah, la prima avente come fine l’ottenimento di qualche beneficio (ciò che non sfugge al dominio dell’individualità umana, essendo i benefici richiesti, per quanto in gran parte nulla trascurabili, essenzialmente relativi e contingenti), e la seconda effettuata senza alcun obiettivo terreno (esprimendo un’aspirazione totalmente disinteressata verso l’Assoluto, o diciamo l’Universale).

Sull’importanza del Ricordo di Allah[1] si riportano innumerevoli dati tradizionali, come il versetto coranico in cui Dio dice «RicordateMi, ed Io vi ricorderò» (II, 152); o ancora, come le seguenti parole divine riportate in un hadith qudsiyy: “Io sono presso il pensiero che il Mio servo ha di Me, e sono con lui quando Mi ricorda!” E il Profeta dice: “Chi ricorda il suo Signore e chi non Lo ricorda sono rispettivamente come il vivo e il morto.” E del resto, come è detto in un verso di poesia riportato in una delle edizioni del Kitâbu l-adhkâr da noi utilizzate,
                                                                     “come potrà l’amante dimenticare il Ricordo di un Amato
                                                                                          il cui nome è scritto nel suo cuore?”

Quanto all’Invocazione, il Profeta ebbe a dire: “L’Invocazione si identifica all’Adorazione rituale.” E disse: “L’Invocazione è l’Arma del credente, è il Sostegno della Religione, ed è la Luce dei Cieli e della terra.” E ancora: “Non respinge il Decreto principiale se non l’Invocazione, e non prolunga la vita se non la Pietà.”

La differenza tra du‘â e dhikr quale da noi postulata assume tuttavia un aspetto più sfumato se si considera da una parte che il du‘â secondo Verità è una ‘convocazione’ (visto che l’‘invocazione’ non avrebbe luogo se non fosse permessa da Dio, di modo che in essa v’è senz’altro un elemento propriamente divino e sovra-individuale, per non parlare di come molti du‘â sono tramandati direttamente dall’Inviato di Allah, Esempio bellissimo e prototipo dell’Uomo universale, e dunque Ponte che porta dal contingente all’Eterno), e dall’altra che il dhikr ha un ‘utilizzo’ ben reale (rappresentando ad esempio una delle Porte della Realizzazione metafisica, così da essere utilizzato in tal senso dalle organizzazioni iniziatiche). Ecco che non si è certo lontani dal vero se si sostiene che du‘â e dhikr rappresentano a ben vedere due modalità differenti ma al contempo anche vicine[2]; si potrebbe anche dire che non si tratta che di due facce della stessa medaglia, di quella ‘Parola santa’ cioè che il servo rivolge ad Allah da un lato rivolgendosi in maniera ‘ascendente’ alla Sua purissima Conoscenza nel Ricordo incantatorio, e dall’altro cercando la ‘discesa’ benedicente e provvidenziale della Sua Presenza con l’Invocazione, effettuata in realtà per Suo Ordine (ciò che spiega tra l’altro come essa nel hadith citato poco fa sia definita dal Profeta stesso “Luce dei Cieli e della terra”).

L’intitolazione riassuntiva Kitâbu l-adhkâr rivela dunque un’inaspettata coerenza logica: se infatti a motivo dell’esigenza di trovare un titolo sintetico rimane solo il riferimento agli adhkâr (pl. di dhikr) e scompare quello ai da‘awât (pl. di du‘â),[3] è perché il dhikr, nel suo aspetto più propriamente metafisico, ‘comprende’ in certo qual modo il du‘â, e viene logicamente prima di esso, così che l’Invocazione si deve considerare, almeno da un certo punto di vista, come una derivazione del ‘Ricordo’, o diciamo come una modalità di dhikr.

Il Kitâbu l-adhkâr si dipana dunque nella presentazione dei principali dati tradizioni islamici (coranici e profetici) che contengono le indicazioni fondamentali relative alle formule di du‘â e di dhikr da pronunciare in ogni situazione ‘della notte e del giorno’, ciò che costituisce la parte più importante del libro. An-Nawawî aggiunge poi, nello studio dei vari argomenti, da una parte le opinioni dei maggiori esponenti della sua scuola giuridica (la Sciafeita) e dall’altra un certo numero di detti ed aforismi di sapienti e di Santi musulmani (e ciò a differenza dei Riyâd, opera quasi del tutto priva di tali aggiunte); di questi due elementi aggiuntivi, il primo trova la sua giustificazione nel fatto che quanti conoscono la Legge sacra a giusto titolo traggono deduzioni dagli hadith e dal Corano (benché non vi sia dubbio che tali deduzioni, almeno nella misura in cui procedono dall’elemento ‘razionale’ e non dalla metafisica pura, posseggono un certo margine di arbitrarietà, e dunque non hanno lo stesso carattere di infallibilità proprio dei dati propriamente ‘tradizionali’), mentre i secondi costituiscono viceversa la testimonianza di come gli uomini possano raggiungere un livello spirituale tale da intendere pienamente il significato, o diciamo meglio il proponimento, del Dato sacro, che si tratti di Corano o di hadith.[4]

Da quanto precede, s’intuisce facilmente il valore e l’importanza del Kitâbu l-adhkâr. A testimonianza della sua utilità sarà sufficiente un noto detto attribuito a certi sapienti dell’Islam: “Vendi la casa, e compra [il Libro de]gli adhkâr.” Che Allah faciliti ai Credenti e a tutti i Musulmani la retta comprensione e l’utilizzo operativo di questo testo!


[1] Ricordiamo che il Dhikr non ha propriamente paragoni né nel Cristianesimo (dove la menzione del Nome di Dio è soggetta a restrizioni), né nell’Ebraismo (dove essa è vietata).
[2] Ed anche in qualche modo ‘in continuità’, se solo si pensa, ad esempio, al fatto che quella che forse è la più nota invocazione islamica (e coranica, e cioè «O nostro Signore concedici nel basso mondo Cosa bellissima, e nell’Oltre Cosa bellissima, e preservaci dal castigo del Fuoco», II, 201) può essere appunto pronunciata come Invocazione di richiesta, ma anche come Parola di Allah, e dunque come Ricordo incantatorio, laddove la ‘Cosa bellissima’ assume nei due casi una sfumatura di significato affatto diversa, e il credente che la pronuncia prima in un modo e poi nell’altro passa come impercettibilmente da una prospettiva strettamente individuale ad un’altra propriamente universale!

[3]
Che pure nel titolo originale precede, in considerazione forse del maggior ‘bisogno’ immediato che si ha delle invocazioni nei vari frangenti ‘della notte e del giorno’.
[4] Questo svelamento della capacità dell’iniziato di giungere a comprendere e ‘realizzare’ la divina Intenzione (ciò che si identifica all’Intuizione intellettuale pura) pare costituire il perno di fondo di un altro libro di An-Nawawî, dal titolo Bustânu l-‘ârifîn (“Il verziere di quanti han Conoscenza metafisica”), almeno secondo quel che si può capire da una sua lettura sommaria.

INDICE GENERALE - Prefazione dell'Editore. Introduzione dell’autore. Libro 1, sulle espressioni del Ricordo di Allah relative alla preghiera. Libro 2, sulla recitazione del Corano. Libro 3, sulla Lode ad Allah l’Altissimo. Libro 4, sulla Preghiera sull’Inviato di Allah r. Libro 5, sulle espressioni del Ricordo di Allah e sulle invocazioni da pronunciare in situazioni particolari. Libro 6, sulle espressioni del Ricordo di Allah da pronunciare in caso di malattia, di morte, e nei frangenti ad esse relativi. Libro 7, sulle espressioni del Ricordo di Allah relative a preghiere particolari. Libro 8, sulle espressioni del Ricordo di Allah relative al digiuno. Libro 9, sulle espressioni del Ricordo di Allah relative al Pellegrinaggio. Libro 10, sulle espressioni del Ricordo di Allah relative alla Guerra Santa. Libro 11, sulle espressioni del Ricordo di Allah adatte al viaggiatore. Libro 12, sulle espressioni del Ricordo di Allah che si pronunciano quando si mangia e quando si beve. Libro 13, sul saluto di Pace, e ancora sul chieder permesso, sul rispondere con opportuna formula rituale a chi starnutisce, e su quanto è in relazione con tutto questo. Libro 14, sulle espressioni del Ricordo di Allah relative al matrimonio ed alle situazioni ad esso correlate. Libro 15, sui nomi. Libro 16, in cui si tratta di varie espressioni del Ricordo di Allah. Libro 17, sul trattenere la lingua. Libro 18, in cui si riuniscono molte invocazioni. Libro 19, della richiesta di perdono. Parte finale: l’ultima cosa che mi propongo in questa opera. Indice tematico. Indice dei versetti coranici. Indice degli hadith tratti dal Sahîh di Al-Bukhârî. Indice degli hadith tratti dal Sahîh di Muslim. Indice degli hadith tratti dalle Sunan di Abû Dâwud. Indice degli hadith tratti dal testo Amalu l-yawmi wa n-nahâr di Ibn As-Sunnî. Indice generale.

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