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“Continuai
a recitare il poema
con zelo sempre più ardente,
finché mi prese il sonno.
In sogno vidi il Profeta
che mi passava la mano benedetta
sulla parte malata del corpo,
e gettava su di me un mantello,
che mi diede istantaneo sollievo.
Destandomi,
mi sentii capace
di muovermi,
ed uscii di casa. ” |
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Al-Busîrî, Muhammad As-Sanhâgî Šarafu
d-Dîn: Il Poema del Mantello
Campegine (RE) 2005, Edizioni
Orientamento/Al-Qibla, pagg. 112,
- €
7,60 ISBN 9788889795002 
Nella Tradizione islamica esistono tra l’ambito
religioso e quello più propriamente iniziatico delle
‘mediazioni’, che hanno la funzione principale di
aiutare coloro che sono spiritualmente qualificati a
passare dall’orizzonte exoterico a quello esoterico, e
che secondariamente distribuiscono in una certa misura
un’influenza benedicente e protettiva ai ‘profani’. Una
di tali mediazioni la possiamo trovare nell’attività di
quelle ‘confraternite’ (turuq, plurale di
tarîqa, ‘Via’) che aprono alcuni dei loro riti ai
non-iniziati, riti spesso basati sul canto di poesie
sacre (qasâ’id, plurale di qasîda), al
quale si associa la pronuncia cadenzata di formule di
incantazione (dhikr), accompagnata da particolari
movimenti del corpo e modalità di respirazione, secondo
norme trasmesse tradizionalmente che si ricollegano a
quella che
Guénon
definiva la ‘scienza del ritmo’. Il ‘Poema del Mantello’
(in arabo Qasîdatu l-burda, o semplicemente Burda)
è una della qasâ’id maggiormente (e
universalmente) cantate durante questi riti. L’autore è
l’egiziano di origine marocchina (e berbera) Muhammad
Sharafu d-Dîn Al-Busîrî (allievo del Maestro sufi Abû l-‘Abbâs
Al-Mursî, seguace a sua volta di Abû l-Hasan
Ash-Shâdhilî, dal quale deriva la tarîqa detta
appunto Šâdhiliyya), nato nel 1212 e morto tra il
1294 e il 1298. La notorietà della Burda non è comunque
limitata al mondo delle ‘confraternite’, e si può
senz’altro dire che essa costituisce il più celebre e il
più amato dei poemi dedicati alla lode del Profeta
Muhammad, al punto che tuttora spesso se ne ode la
recitazione cantata (e musicata) trasmessa dalle radio e
dalle televisioni di tutti i paesi islamici. Alla Burda
inoltre si attribuiscono poteri di guarigione, e questo
soprattutto per l’evento miracoloso legato alla sua
composizione, evento che spiega anche il motivo della
sua denominazione come ‘Poema del Mantello’. Si narra
infatti che quando la scrisse Al-Busîrî si trovava
gravemente malato (era paralizzato in metà del corpo).
Terminata l’opera, prese a recitarla chiedendo
l’intercessione del Profeta e l’aiuto di Dio: “Continuai
a recitare il poema con zelo sempre più ardente, finché
mi prese il sonno. In sogno vidi il Profeta che mi
passava la mano benedetta sulla parte malata del corpo,
e gettava su di me un mantello, che mi diede istantaneo
sollievo. Destandomi, mi sentii capace di muovermi, ed
uscii di casa.” Una volta per strada, Al-Busîrî incontrò
uno dei suoi compagni impegnati nella Via spirituale,
che gli chiese “Fammi sentire la qasîda che hai
composto in elogio del Profeta (su di lui la preghiera e
la pace divine)! Infatti questa notte [durante un sogno
veritiero] ero davanti a lui quando la udimmo, ed
all’udirla egli vibrava, come vibra una spada dalla lama
sottilissima.” La traduzione della Burda (eseguita su di
una versione pubblicata a Tunisi dalla casa editrice
Al-Manâr nel 1947, con il titolo di “La perla
rarissima”, versione attualmente impiegata nei riti
compiuti in alcune diramazioni della Tarîqa
‘Alâwiyya, branca della Šâdhiliyya) è corredata da un
commento orientato principalmente a rilevare come questo
testo possa servire da ausilio nel cammino iniziatico,
senza trascurare peraltro di ricordarne il valore
‘religioso’ e letterario. Tale commento trae spunto
anche da alcune opere tradizionali in arabo, la
Hâšiyya ‘alâ matni-l-burda di Ibrâhîm Al-Bâgiûrî,
Šarhu-l-burda di Khâlid Al-Azhârî, e Adh-dhukhru
wa l-‘udda fî šarhi l-burda di Muhammad ‘Alî
Al-Makkî. Viene messo infine in rilievo come in
quest’opera poetica le tematiche amorosa, epica,
religiosa e iniziatica-sapienziale si compongono
armoniosamente attorno all’asse costituito dalla lode
del Profeta. |