Poiché è nostra abitudine
cercare di chiarire in
anticipo tutti i malintesi
che riusciamo a prevedere,
desideriamo evitare innanzi
tutto, nel modo più netto ed
esplicito possibile, questa
interpretazione falsa che
taluni potrebbero dare al
nostro pensiero, sia per
passione politica o
religiosa, o per idee
preconcette, sia invece
anche soltanto per
incomprensione del punto di
vista dal quale ci poniamo.
Tutto quanto diremo in
questo lavoro lo avremmo
detto anche, ed esattamente
nello stesso modo, se i
fatti che oggi attirano
l'attenzione generale sui
problemi dei rapporti tra la
sfera dello spirito e la
sfera del temporale non si
fossero verificati; le
circostanze attuali ci hanno
soltanto dimostrato, in modo
più chiaro che mai, che era
necessario e opportuno
parlarne; sono state, se si
vuole, l'occasione che ci ha
spinto a esporre ora alcune
verità invece di molte altre
che ci ripromettiamo
ugualmente di formulare se
non ce ne mancherà il tempo,
ma che non ci appaiono
suscettibili di
un'applicazione altrettanto
immediata; questa è la sola
funzione che le circostanze
hanno avuto nei nostri
confronti.
Nelle discussioni a cui ci
riferiamo, soprattutto ci ha
colpito il fatto che né
l'una né l'altra parte si
era preoccupata di situare i
problemi sul loro vero
terreno, di distinguere cioè
l'essenziale
dall'accidentale, i principi
necessari dalle circostanze
contingenti; occorre dire
che la cosa non ci ha
sorpreso, perché vi abbiamo
visto semplicemente un nuovo
esempio, dopo tanti altri,
della confusione che oggi
regna in ogni campo e che
noi, per i motivi espressi
in opere precedenti
[1],
consideriamo tipica del
mondo moderno. Tuttavia non
possiamo trattenerci dal
deplorare che la confusione
si estenda anche ai
rappresentanti di
un'autorità spirituale
autentica: essi sembrano
perdere di vista quella che
dovrebbe costituire la loro
vera forza, cioè la
trascendenza della dottrina
in nome della quale sono
qualificati a parlare. Si
sarebbe dovuto distinguere
prima di tutto la questione
di principio dalla questione
di opportunità: sulla prima
non ha senso discutere,
giacché appartiene a una
sfera che non può soggiacere
ai procedimenti
essenzialmente "profani"
della discussione; quanto
alla seconda, la quale
d'altronde era di carattere
meramente politico, e si
potrebbe quasi dire
diplomatico, essa è in ogni
caso molto secondaria e,
rigorosamente parlando, non
deve avere alcuna influenza
sulla questione di
principio; di conseguenza,
sarebbe stato preferibile
non dare all'avversario
neppure la possibilità di
sollevarla, anche se si
fosse trattato di semplici
apparenze; per quel che ci
riguarda, aggiungeremo che
essa non ci interessa
minimamente.
Quanto a noi, intendiamo
situarci esclusivamente nel
campo dei principi; così
potremo permetterci di
restare completamente al di
fuori di ogni discussione,
di ogni polemica, diatriba
di scuola o di partito, in
cui non vogliamo essere
invischiati né da lontano né
da vicino, a nessun titolo e
in nessuna misura. Poiché
siamo assolutamente
indipendenti da tutto quel
che non sia la verità pura e
disinteressata, e siamo
decisi a rimanerlo, ci
proponiamo semplicemente di
dire come stanno le cose
senza la minima
preoccupazione di piacere o
dispiacere a chicchessia;
non ci attendiamo niente né
dagli uni né dagli altri,
non speriamo neppure che
coloro che potrebbero trarre
vantaggio dalle idee che
formuleremo ce ne siano
grati in qualche modo, e del
resto questo ci importa
pochissimo. Avvertiamo
soltanto, ancora una volta,
che non siamo disposti a
lasciarci rinchiudere in
nessuno degli schemi
abituali, e che sarebbe vano
tentare di applicarci una
qualunque "etichetta",
giacché, fra tutte quelle
che sono diffuse nel mondo
occidentale, non ve n'è
alcuna, in realtà, che si
adatti a noi; alcune
insinuazioni, provenienti
del resto in modo simultaneo
dalle direzioni più opposte,
ci hanno dimostrato ancora
di recente che è opportuno
ripetere una dichiarazione
di questo genere, affinché
le persone di buona fede
sappiano come regolarsi e
non siano indotte ad
attribuirci intenzioni
incompatibili con il nostro
vero atteggiamento e con
quel punto di vista
puramente dottrinale che è
il nostro.
Grazie alla natura stessa di
questo punto di vista,
svincolato da ogni
contingenza, possiamo
esaminare i fatti attuali
con la totale imparzialità
con cui li esamineremmo se
fossero avvenimenti
appartenenti a un passato
lontano, avvenimenti di cui
parleremo soprattutto quando
dovremo citare esempi
storici per chiarire la
nostra esposizione. È inteso
che attribuiamo al nostro
scritto, come spiegavamo
all'inizio, una portata del
tutto generale, la quale
supera tutte le forme
particolari che, secondo i
tempi e i luoghi, possono
assumere il potere temporale
e persino l'autorità
spirituale; ed è necessario
che precisiamo, in
particolare e senza tardare
ulteriormente, che
quest'ultima non ha per noi
obbligatoriamente la forma
religiosa, al contrario di
ciò che comunemente si
immagina in Occidente.
Lasciamo a ciascuno la
possibilità di ricavare da
queste considerazioni
l'applicazione che gli
sembrerà più adatta a questo
o quel caso particolare, che
volutamente ci asteniamo
dall'esaminare in modo
diretto; affinché tale
applicazione sia legittima e
valida, è sufficiente che
sia fatta in uno spirito
conforme al principi da cui
ogni cosa dipende, spirito
che noi chiamiamo
tradizionale nel senso
proprio del termine, e del
quale disgraziatamente tutte
le tendenze specificamente
moderne sono l'antitesi o la
negazione.
In quest'opera esamineremo
precisamente un altro degli
aspetti della deviazione
moderna, e sotto questo
profilo lo studio attuale
completerà quanto abbiamo
già spiegato negli scritti
citati poco fa. Del resto,
sarà facile constatare che
gli errori che si sono
prodotti nel corso degli
ultimi secoli sul problema
dei rapporti tra lo
spirituale e il temporale
sono lungi dall'avere
carattere di novità; ma le
loro manifestazioni
anteriori avevano avuto
soltanto conseguenze
limitate, mentre oggi gli
stessi errori si sono in
qualche modo incorporati
nella mentalità comune fino
a diventare parte integrante
di un modo di pensare e di
essere che si estende sempre
di più. Questo fatto è
particolarmente grave e
inquietante; e, se non
interverrà a breve scadenza
un "raddrizzamento", si può
prevedere che il mondo
moderno sarà trascinato in
qualche catastrofe, verso la
quale sembra diretto a una
velocità sempre maggiore.
Avendo esposto altrove le
considerazioni che possono
giustificare questa
affermazione
[2],
non le ripeteremo;
aggiungeremo soltanto
questo: se nelle presenti
circostanze c'è ancora
qualche speranza di salvezza
per il mondo occidentale,
pare che essa debba
consistere, almeno in parte,
nel mantenimento della sola
autorità tradizionale che
ancora vi sopravvive; ma è
necessario che l'autorità
abbia piena coscienza di se
stessa per essere in grado
di fornire un fondamento
effettivo per tali sforzi
che, altrimenti, corrono il
rischio di rimanere dispersi
e non coordinati. Questo,
per lo meno, è uno dei mezzi
più immediati che possono
essere presi in
considerazione per una
restaurazione dello spirito
tradizionale; indubbiamente,
ve ne sono altri, qualora il
primo venisse a mancare; ma
poiché la restaurazione, che
è anche l'unico rimedio al
disordine attuale, è il fine
essenziale che ci proponiamo
costantemente quando,
uscendo dalla metafisica
pura, passiamo a considerare
la situazione contingente, è
facile capire come non
possiamo trascurare nessuna
delle possibilità che si
offrono per raggiungerla,
anche se tali possibilità
sembrano avere per il
momento soltanto poche
probabilità di
realizzazione. Le nostre
vere intenzioni sono queste,
e queste soltanto; tutte le
altre che ci potrebbero
essere attribuite sono
assolutamente inesistenti; e
se poi qualcuno sostenesse
che le riflessioni che
seguiranno ci sono state
suggerite da influenze
esteriori di qualsivoglia
natura, gli opponiamo in
anticipo la smentita più
formale.
Dopo tali precisazioni, che
consideriamo per esperienza
una precauzione non inutile,
crediamo di poterci
dispensare, da ora in
avanti, da ogni allusione
diretta all'attualità,
affinché sia ancora più
percepibile e incontestabile
il carattere rigorosamente
dottrinale che vogliamo
conservare a tutti i nostri
scritti. Indubbiamente, le
passioni politiche o
religiose non ne saranno
soddisfatte, ma di questo
non potremo se non
rallegrarci, giacché il
nostro compito non è di
fornire argomenti a tali
discussioni, che ci appaiono
del tutto vane, se non
addirittura miserevoli,
bensì di rammentare i
principi, il cui oblio è in
fondo l'unica vera causa di
tutte queste discussioni.
Ripetiamo che è la nostra
stessa indipendenza a
permetterci questa messa a
punto in spirito di assoluta
imparzialità, senza
concessioni o compromessi di
sorta. D'altronde, essa ci
vieta anche qualsiasi
funzione che non sia quella
che abbiamo or ora definito;
si può infatti mantenere
un'assoluta indipendenza
soltanto se non si abbandona
la sfera
dell'intellettualità pura,
sfera che del resto è quella
dei principi essenziali e
immutabili e dalla quale
deriva più o meno
direttamente tutto il resto.
Da essa deve necessariamente
cominciare il raddrizzamento
di cui parlavamo poco fa: se
si prescinde dal
ricollegamento ai principi,
non si possono ottenere se
non risultati meramente
esteriori, instabili e
illusori; sennonché anche
questa non è che una delle
forme di quell'affermazione
della supremazia dello
spirituale sul temporale che
costituirà l'argomento del
presente studio.
Note
[1]
Oriente e Occidente e
La
crisi del mondo moderno.
[2]
La crisi del mondo
moderno.